La Commissione Europea ha scelto un consorzio guidato dalla startup milanese di intelligenza artificiale Domyn per costruire un grande modello di intelligenza artificiale di frontiera open source per l’Europa, una mossa intesa a dare al blocco un’alternativa interna ai sistemi di OpenAI, Anthropic e sviluppatori cinesi. Il progetto, portato avanti da un gruppo denominato consorzio EUROPA, richiede un modello di circa 400 miliardi di parametri i cui pesi aperti sarebbero messi a disposizione dei ricercatori e delle imprese europei, coprendo tutte le 24 lingue ufficiali dell'Unione europea.
Reuters ha riferito che l'amministratore delegato di Domyn si aspetta che il modello venga rilasciato entro un anno, inquadrandolo come il fulcro della spinta europea verso un'intelligenza artificiale "sovranissima". La decisione, confermata da testate tra cui Il Sole 24 Ore, Bruxelles Times e Anadolu Ajansi, segna la prima volta che l’UE affida a un unico consorzio l’incarico di costruire un modello aperto di punta nell’ambito della sua più ampia strategia di competitività dell’IA. Per saperne di più sulle ambizioni del continente, segui i nostri ultimi sviluppi dell'intelligenza artificiale.
Perché l'Europa vuole il proprio modello di frontiera
I politici europei sono diventati sempre più a disagio riguardo alla dipendenza del blocco da una manciata di aziende statunitensi per i sistemi di intelligenza artificiale più capaci e dai fornitori cinesi che hanno rapidamente acquisito un utilizzo globale. La preoccupazione non è solo commerciale. I funzionari dell’UE hanno ripetutamente sostenuto che i modelli formati e controllati al di fuori dell’Europa potrebbero non riflettere i valori europei, gli standard sulla privacy o le aspettative normative, e che i settori strategici, dalla pubblica amministrazione alla sanità, non dovrebbero appoggiarsi su infrastrutture di proprietà di fornitori stranieri.
L’iniziativa guidata da Domyn è la risposta più concreta a questa ansia. Invece di aspettare che i laboratori europei colmino da soli il divario con i modelli di frontiera statunitensi, la Commissione ne sta effettivamente commissionando uno, utilizzando appalti pubblici e una sfida competitiva per mettere insieme il talento e i calcoli necessari per formare un modello di cui i governi europei possano fidarsi.
Un modello multilingue da 400 miliardi di parametri
Le specifiche sono ambiziose rispetto a qualsiasi standard. Un modello da 400 miliardi di parametri collocherebbe il sistema EUROPA tra i più grandi modelli a peso aperto al mondo, nella stessa classe di peso dei più grandi sistemi rilasciati fino ad oggi. Altrettanto importante è il requisito linguistico: il consorzio ha il compito di fornire ottime prestazioni in tutte le 24 lingue ufficiali dell’UE, dallo spagnolo e francese al finlandese, irlandese e maltese.
La copertura multilingue è stata a lungo un punto debole per i modelli addestrati prevalentemente su dati inglesi. Rendendo la qualità in 24 lingue un obiettivo fondamentale piuttosto che un ripensamento, il progetto mira a produrre un modello che sia veramente utile per i servizi pubblici e le imprese europei che operano in lingue che gli strumenti incentrati sugli Stati Uniti gestiscono scarsamente.
La grande sfida dell'IA di frontiera
La selezione è scaturita dalla Frontier AI Grand Challenge dell'UE, un processo competitivo progettato per identificare un team europeo in grado di formare un modello di frontiera. Il Sole 24 Ore ha descritto il risultato come Domyn che prende l'iniziativa di quello che i funzionari hanno definito un progetto di intelligenza artificiale sovrano. La sfida si affianca ai più ampi investimenti del blocco nelle fabbriche di intelligenza artificiale e nelle infrastrutture informatiche, che insieme hanno lo scopo di fornire agli sviluppatori europei la potenza grezza necessaria per competere alla frontiera senza affittarla dai giganti del cloud americani.
I dettagli sull’elenco completo dei partner del consorzio e sulla dotazione di bilancio totale sono emersi gradualmente, ma il senso è chiaro: l’UE vuole una costruzione coordinata e sostenuta pubblicamente piuttosto che un panorama frammentato di piccoli sforzi nazionali.
##La Startup Milano al Centro
Domyn, azienda italiana di intelligenza artificiale con sede a Milano, è stata finora poco conosciuta al di fuori degli ambienti specialistici. Startup Fortune ha osservato che l'Europa sta effettivamente "scommettendo la propria sovranità sull'intelligenza artificiale su una startup milanese di cui la maggior parte delle persone non ha mai sentito parlare", riflettendo sia l'ambizione della scommessa che la relativa oscurità della società a cui è affidata. La selezione eleva Domyn da un giorno all’altro in prima fila tra i laboratori europei di intelligenza artificiale, con tutto il controllo che ciò comporta.
Per Domyn, l’incarico è un test determinante: fornire un modello aperto, multilingue e di frontiera entro circa un anno convaliderebbe la fiducia della Commissione e renderebbe l’Italia un serio hub di intelligenza artificiale. Mancare questo obiettivo fornirebbe ai critici la prova che l’Europa non può tenere il passo dei laboratori statunitensi e cinesi anche con il sostegno diretto dello Stato.
La scommessa a pesi aperti
La decisione di rilasciare il modello a pesi aperti è di per sé una scelta strategica. I pesi aperti consentono audit indipendenti, ricerca accademica e messa a punto a valle da parte delle aziende europee, rispondendo alle richieste di trasparenza che i sistemi chiusi degli Stati Uniti non soddisfano. Si allinea inoltre con la filosofia normativa dell’UE ai sensi della legge sull’intelligenza artificiale, che favorisce i sistemi controllabili.
Il compromesso è l’esposizione competitiva: il peso della pubblicazione consente ai rivali di studiare e sviluppare il lavoro europeo. I pianificatori dell’UE hanno accettato questo rischio, scommettendo che un fiorente ecosistema europeo aperto alla fine sarà più importante che mantenere un unico modello proprietario. Se un modello da 400 miliardi di parametri e 24 lingue consegnato entro un anno sarà sufficiente per colmare il divario con i leader sarà la questione centrale per l’IA europea nel 2026.
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