L'intelligenza artificiale di Google Quantum ha dimostrato nell'hardware una soluzione a uno dei problemi di risorse più ostinati dell'informatica quantistica. In un articolo pubblicato il 15 ottobre sulla rivista Science, il team dietro il processore Willow di Google riferisce che la “coltivazione dello stato magico” – una tecnica proposta per la prima volta in teoria due anni fa – funziona nella pratica, riducendo gli errori di circa 40 volte rispetto agli stati non coltivati ​​e producendo stati T con una fedeltà logica record del 99,99%.

Il risultato, annunciato sul blog ufficiale di Google dalla ricercatrice Emma Rosenfeld e dall'ingegnere di software quantistico Craig Gidney, segna la prima dimostrazione sperimentale che gli stati magici possono essere prodotti in modo efficiente su hardware quantistico reale. Affronta un collo di bottiglia che gli ingegneri hanno cercato di eliminare da quando i ricercatori lo hanno identificato per la prima volta più di due decenni fa. Per ulteriori informazioni sulle scoperte alla frontiera dell'informatica, consulta la nostra copertura sulla ricerca sull'intelligenza artificiale.

Perché gli stati magici sono importanti

L’informatica quantistica universale – quella in grado di eseguire programmi veramente utili – richiede un insieme specifico di operazioni quantistiche che vanno oltre ciò che i qubit con correzione degli errori possono eseguire nativamente. La soluzione alternativa standard consiste nel preparare stati speciali delle risorse, noti come stati magici, che abilitano tali operazioni. Il problema sono i costi: alcune stime suggeriscono che fino al 95% dell’intera capacità di un computer quantistico potrebbe dover essere dedicata alla loro produzione, lasciando poco spazio per il calcolo effettivo. Gli stati magici sono anche consumabili – una volta usati, non possono essere riutilizzati – il che li rende un input scarso e costoso per qualsiasi macchina su larga scala.

Nel 2024, i ricercatori di Google Quantum AI Craig Gidney, Noah Shutty e Cody Jones hanno sviluppato l'approccio di coltivazione in un documento teorico. L’idea funziona come un filtro: uno stato rumoroso viene iniettato in una piccola regione del chip quantistico, quindi una serie di misurazioni altamente coordinate verifica la presenza di errori e scarta i tentativi errati. Ciò che sopravvive al processo è uno stato quantico eccezionalmente puro e a basso errore che può essere contemporaneamente adattato in una codifica più ampia e utile. Se funzionasse sull’hardware, ridurrebbe sostanzialmente le dimensioni del computer quantistico necessario per compiti pratici.

Dalla teoria all'hardware

Per far funzionare il protocollo su Willow sono state necessarie una serie di innovazioni ingegneristiche. Un episodio illustra la difficoltà. Quando la ricercatrice Emma Rosenfeld testò per la prima volta il protocollo di coltivazione, i suoi dati sembravano sfidare le leggi della fisica. Dopo mesi di simulazioni, discussioni e controlli di coerenza, il team ha ricondotto l'anomalia a un presupposto errato nella tecnica di misurazione utilizzata: la deriva delle apparecchiature elettriche e la variazione di temperatura in laboratorio interferivano con la validità del benchmark.

La correzione ha richiesto modifiche sia sul lato teorico che su quello ingegneristico. Il team ha aggiunto un ulteriore controllo al sistema per sopprimere il rumore e ha inventato una nuova tecnica di benchmarking che utilizza la coltivazione stessa come strumento di misurazione: una soluzione che, secondo l’azienda, ha stabilito un nuovo stato dell’arte nella metrologia quantistica. Su Willow, il protocollo perfezionato ha ottenuto una riduzione di circa 40 volte degli errori relativi agli stati non coltivati, con gli stati T che hanno raggiunto una fedeltà logica del 99,99%.

Compatibilità con la roadmap di correzione degli errori di Google

Il team ha anche mosso i primi passi per dimostrare che la tecnica si adatta alla più ampia architettura di tolleranza agli errori di Google. La correzione degli errori quantistici è disponibile in diversi modi: "codici colore", un tipo più recente ideale per la coltivazione, e "codici di superficie", il metodo più consolidato alla base della tabella di marcia a lungo termine di Google. I ricercatori hanno dimostrato un protocollo di innesto – originariamente sviluppato nel documento teorico del 2024 – che passa da uno all’altro, trasferendo gli stati purificati da un codice colore di distanza 3 a un codice di superficie di distanza 5. Gli stati sono sopravvissuti al trasferimento, prova che la coltivazione può coesistere con gli schemi di correzione degli errori che Google intende implementare.

Ciò che rimane irrisolto

Google è attento agli avvertimenti. La coltivazione dello stato magico è stata dimostrata su piccola scala; mostrarlo nella scala richiesta per l’informatica quantistica pratica rimane un lavoro futuro, e significative sfide tecniche si frappongono tra il risultato attuale e una macchina commercialmente utile. L’azienda definisce il risultato come la trasformazione di “un’idea teorica chiave in una realtà dimostrata sperimentalmente” nel percorso verso l’obiettivo dichiarato di un computer quantistico utile e con correzione degli errori.

Il significato pratico riguarda i budget delle risorse. Se stati magici di alta qualità potessero essere coltivati ​​a buon mercato invece che prodotti attraverso un sovraccarico dominante, i requisiti hardware per l’esecuzione di algoritmi come la routine di fattorizzazione di Shor o le complesse simulazioni di chimica quantistica si ridurrebbero di conseguenza. Una riduzione dell’errore di 40 volte nella fase dello stato magico si estende a tutte le operazioni eseguite da una macchina.

Il quadro più ampio

Il risultato arriva in un contesto in cui si intensifica la concorrenza nell’hardware quantistico, con IBM, Quantinuum e gruppi accademici che perseguono tutti macchine con correzione degli errori e con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale del settore tecnologico più ampio che attira la maggior parte dei titoli e dei capitali. Il progresso quantistico è più lento e meno prevedibile, ma pietre miliari come questa – un collo di bottiglia teorico vecchio di due decenni eliminato sull’hardware di produzione, pubblicato con numeri riproducibili e fedeli in una rivista peer-reviewed – sono il tipo di passo composto che ripristina silenziosamente le tempistiche.

Per gli osservatori dell’intelligenza artificiale, c’è anche una rilevanza tangenziale: gran parte degli strumenti algoritmici e dei sistemi di controllo nei moderni laboratori quantistici si basano sempre più sull’apprendimento automatico per la calibrazione e la decodifica degli errori, un piccolo ma crescente esempio di intelligenza artificiale che accelera campi scientifici adiacenti.

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